C'è un filo invisibile, lungo quaranta chilometri, che unisce due dei luoghi più straordinari dell'Italia romana settentrionale.
Da un lato Brixia, città che l'impero volle grande e che ancora oggi mostra il suo cuore antico con una delle testimonianze archeologiche meglio conservate d'Europa.
Dall'altro Sirmio, la penisola lambita dalle acque del Benaco dove il poeta Catullo trovò rifugio e ispirazione, e dove i resti della sua (o forse non sua) villa si affacciano ancora sul lago come rovine sospese nel tempo.
Percorrere questo itinerario significa seguire una strada che i romani già conoscevano bene: la Via Gallica correva qui, collegando la pianura padana ai valichi alpini, portando con sé legioni, mercanti, idee. Significa fermarsi davanti alle colonne del Capitolium di Brescia e immaginare i sacrifici in onore di Giove, Giunone e Minerva. Significa camminare tra i corridoi delle Grotte di Catullo al tramonto, quando la luce radente esalta ogni pietra e il lago sfuma in un'infinità di sfumature azzurre.
Un itinerario studiato con Galatea Vaglio (autrice e podcaster) che invita a rallentare, a guardare oltre le superfici usurate dai secoli, a scoprire come anche i luoghi meno ovvi, in Italia, portino le tracce di un passato Romano.
Incontro dei signori partecipanti con Galatea e Francesca (archeologa e guida autorizzata) presso la zona della stazione ferroviaria ed inizio della visita guidata di Brescia: Museo Santa Giulia e dell’area romana.
Cena e pernottamento in Hotel Acquaviva del Garda o similare
Trasferimento privato in barca a Sirmione.
C'è qualcosa di quasi irreale nel paesaggio che accoglie il visitatore all'estremità della penisola: rovine romane che si affacciano direttamente sul lago, circondate su tre lati dall'acqua, con le colline del Garda sullo sfondo e il silenzio che ogni tramonto trasforma in qualcosa di sospeso tra il tempo antico e il presente. Sirmio, questo il nome latino, era già frequentata in età preromana, ma conobbe il suo splendore tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., quando l'aristocrazia romana scoprì le virtù di questo luogo eccezionale: clima mite, acque termali, bellezza naturale incomparabile. Fu allora che qui sorse una delle ville rustiche più grandi dell'Italia settentrionale, con un'estensione di circa due ettari, sale affrescate, portici sul lago, cisterne per l'acqua, loggiati da cui lo sguardo poteva spaziare fino alle Alpi.
Le chiamano Grotte di Catullo, per via di una tradizione che vuole il grande poeta veronese, nato intorno all'84 a.C., tra i proprietari o gli ospiti illustri di questa villa. La tradizione è poetica più che documentata, ma è difficile non pensare a lui camminando tra i corridoi voltati ancora in piedi, leggendo nella pietra i versi che dedicò al suo "paeninsularum... ocelle", la piccola gemma tra le penisole. Quel verso, tratto dal carme 31, resta forse la più bella descrizione mai scritta di Sirmione.